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BorgoTicino 73esimo strage nazifascista

BORGO TICINO–14-08-07-  Commemorato ieri, domenica 13 agosto, il 73° anniversario della strage nazifascista di Borgo, che avvenne proprio di domenica. Sono rimaste quattro famiglie degli eredi dei 12 civili, fucilati in piazza il 13 agosto 1944, ed il Comune a volere giustizia. Lo confermano Nadia Negri Pizzini e Maddalena Gazzetta, eredi di Giovanni Fanchini, uno dei fucilati:” Dopo aver vinto la causa penale al tribunale militare di Verona nel 2012 dove è stato condannato all’ergastolo in contumacia un ufficiale, Ernst Wadenpfuhl sottotenente di Vascello all’epoca dei fatti (ora deceduto), il Comune ha promosso una causa  civile alla Germania, ma è rimasto solo. Il Comune di Sesto Calende, che aveva aderito, si è ritirato.” Ieri sono stati ricordati in piazza le 12 persone fucilate (Nicola Narciso, Franco Cerutti, Alberto Lucchetta, Rinaldo Gattoni, Giovanni Fanchini, Andes Silvestri, Giuseppe Meringi, Luigi Ciceri, Virginio Tognoli, Franco Tosi, Olimpio Paracchini e Benito Pizzamaglio). Il paese poi fu messo a ferro e fuoco e furono razziate 300.000 lire dagli uomini comandati dal tenente Krumar e dal plotone della X Mas di Sesto Calende, dopo che nella mattinata del 13 agosto 1944 tre tedeschi erano stati feriti dai partigiani. Carla Giordano aveva all’epoca solo sette anni:” Vennero nelle case e ci dissero di venire in piazza. Rimanemmo sotto il sole ad assistere a tutte le operazioni. I tedeschi avevano messo un autoblindo con una mitragliatrice davanti al bar. Pensavamo che ci avrebbero ucciso tutti. Ricordo di un ragazzo di 17 anni che si sostituì al fratello che aveva moglie e figlie. E fu ucciso.” Altri ricordi quelli di Gianni Corneo, medico di Arona: “I tedeschi avevano avvisato. Se ci fossero stati atti dei partigiani, sarebbe scattata la rappresaglia. Tre di loro furono feriti alle 12 e alle 13,30 il paese era già circondato. Mio padre Giacomo avvisò alcune persone che riuscirono a fuggire. I nazisti radunarono tutti i giovani tra i 18 e 30 anni, circa una trentina. Tra questi c’era mio zio Pietro Julita che proprio quel giorno compiva 31 anni. Fece vedere i documenti ai tedeschi e lo lasciarono libero. Una vera fortuna per lui.” Il sindaco Alessandro Marchese ha annunciato che “a settembre poseremo una lapide in ricordo di chi donò ori e soldi, come la Banca Popolare di Novara, per cercare di evitare la strage.” (M.R.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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