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TORINO - 21-05-2020 -- “Fino all’approvazione

del Decreto Rilancio avevamo certezza soltanto di 526 borse di studio disponibili in Piemonte, 511 finanziate dal Ministero e 15 dalla Regione. Ma il fabbisogno annuale è di 851 per il prossimo triennio: ne mancano 325, che significherebbe quasi mille medici in meno del necessario in tre anni”: così  Domenico Rossi, vicepresidente della Commissione Sanità della Regione Piemonte.


“Per fortuna il Governo ha fatto la sua parte con il Decreto Rilancio prevedendo 4.200 borse di studio per specializzandi in medicina in più per l'anno 2020 in tutta Italia. Speriamo siano sufficienti a colmare il gap piemontese considerato che la Giunta ha scelto di bocciare l’emendamento che abbiamo presentato al Disegno di Legge Bonus Piemonte con il quale chiedevamo di aumentare il finanziamento dedicato per passare da 15 a 45 borse di studio regionali” rileva Rossi che annuncia “Non ci arrendiamo, riproporremo lo stesso emendamento nel Riparti Piemonte: è una battaglia giusta, condivisa anche da Università e medici, che in una nota ufficiale chiedono un minimo di 50 borse, e speriamo che l’Assessore Icardi ci ascolti”. 


Una proposta più che giustificata considerato che Regione Piemonte per il 2020 ha previsto solo 15 borse di studio, un numero nettamente inferiore alle altre regioni: la Campania ne ha finanziate 120, la Toscana 132, il Veneto 89. “L’impegno della Regione è fondamentale perché non abbiamo ancora contezza di come verranno ridistribuite sui territori e, comunque, il plus offerto dal Governo varrà solo per l’anno in corso” chiarisce Rossi.


L’emergenza Coronavirus ha reso palese la carenza di medici nel nostro territorio e non solo. “Una situazione - conclude Rossi - destinata a peggiorare nei prossimi anni per effetto, da una lato dei pensionamenti, considerata l’età media dei medici attualmente al lavoro nel Paese, dall’altro dell’imbuto formativo che blocca migliaia di laureati in medicina a cui viene negato l’accesso alla specializzazione. Inutile parlare di potenziamento del territorio e di aumento dei posti letto se non si investe sulla formazione degli operatori sanitari. Diventano parole al vento”.

 

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