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salvini senato

VCO- NOVARA- 31-07-2020-- Che il senato della Repubblica

abbia votato a favore del rinvio a giudizio di Matteo Salvini, per una decisione assunta in qualità di Ministro degli interni, apre una nuova crisi istituzionale nel panorama politico del Paese. Ciò che ieri è successo è un fatto gravissimo, inappellabile, vile. Da sempre, dacché esiste lo stato repubblicano, la politica si distingue, per dettato costituzionale, nei tre poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario. Tra il potere legislativo e l’esecutivo esiste una continuità, pur nella diversità dei ruoli, poiché l’esecutivo è espressione del legislativo, del Parlamento. Diverso il caso del potere giudiziario, dove l’indipendenza rispetto agli altri due poteri dovrebbe essere efficace, effettiva.

Tra l’altro, se non è contemplata una responsabilità individuale, personale del magistrato sulle decisioni assunte nello svolgimento delle sue funzioni di giudice o di procuratore, perché questa prerogativa non dovrebbe valere per il potere esecutivo, per un ministro?
Perché, fatto gravissimo, il Senato autorizza un procedimento richiesto da una Procura contro Matteo Salvini, Ministro degli interni, per un presunto reato ancora da stabilire?
Non un reato, un crimine individuale, proprio, personale, ma, se tale, compiuto nell’espletamento delle funzioni di un ministro.
Il Senato. È incredibile.

Giusto o sbagliato che possa essere, se reato c’è stato, andrebbe imputato alla collegialità dell’esecutivo, alla maggioranza parlamentare che l’ha eletto.
Un autogol, dalle conseguenze dolorose, nefaste.
Per far fuori un avversario politico si sono aperte le porte all’ingerenza della magistratura sugli atti dello stato, dell’esecutivo.

Il popolo tace, spaventato, mantenuto, foraggiato di minestre, di elemosine. Ora anche il coronavirus, usato a fini politici, strumentali. Paura, lassismo, sopravvivenza, noncuranza, spallucce. Ce la faremo, ricordate? Viva l’Italia, ricordate?
Mah.

Rocco Cento

 

 

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